1. Un focolare luminoso e allegro
2. L'ordinazione sacerdotale
3. Fondazione dell'Opus Dei
Da quel momento, San Josemaría si consacra interamente all'adempimento della sua missione fondazionale: promuovere tra uomini e donne di tutti gli ambienti sociali un impegno personale di sequela di Cristo, di amore al prossimo e di ricerca della santità nella vita quotidiana. Consapevole che l'opera affidatagli ha un carattere eminentemente soprannaturale, ne pone le fondamenta nella preghiera assidua, nella penitenza, nella gioiosa consapevolezza della filiazione divina e nel lavoro instancabile. Cominciano a seguirlo persone di ogni condizione sociale, in particolare gruppi di giovani universitari, nei quali accende un desiderio sincero di servire i propri fratelli e l'ardore di «porre Cristo al vertice e nel cuore di tutte le attività umane mediante un lavoro santificato, santificante e santificatore». È questo il fine che assegna alle iniziative dei fedeli dell'Opus Dei: elevare verso Dio, con l'aiuto della grazia, ogni realtà creata affinché Cristo regni in tutti e in tutto; «conoscere Gesù Cristo, farlo conoscere e portarlo in tutti i luoghi». Si comprende così la sua celebre esclamazione: «Si sono aperti i sentieri divini della terra!».
4. Espansione apostolica
L’Opus Dei sta muovendo i primi passi quando, nel 1936, scoppia la guerra civile spagnola. A Madrid si intensifica la violenza antireligiosa, ma don Josemaría, nonostante i rischi, si prodiga eroicamente nella preghiera, nella penitenza e nell’apostolato. Nel 1939, terminato il conflitto, il Fondatore dell’Opus Dei può dare nuovo impulso al suo lavoro apostolico in tutta la penisola, e mobilita soprattutto molti giovani universitari perché portino Cristo in tutti gli ambienti e scoprano la grandezza della loro vocazione cristiana. Al tempo stesso si diffonde la sua fama di santità: molti Vescovi lo invitano a predicare corsi di ritiro al clero e ai laici delle organizzazioni cattoliche. Richieste analoghe gli giungono dai superiori di diversi ordini religiosi, ed egli accetta sempre.
Nel 1941, mentre sta predicando un corso di ritiro a sacerdoti di Lleida, muore sua madre, che tanto aveva aiutato negli apostolati dell’Opus Dei. Il Signore permette che si scatenino dure incomprensioni attorno alla sua figura. Il Vescovo di Madrid, S.E. Mons. Eijo y Garay, gli fa giungere il suo più sincero sostegno e concede la prima approvazione canonica dell’Opus Dei. San Josemaría sopporta le difficoltà con preghiera e buonumore, consapevole che «tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati» (2 Tm 3,12), e raccomanda ai suoi figli spirituali di sforzarsi, davanti alle offese, di perdonare e dimenticare: «tacere, pregare, lavorare, sorridere».
Nel 1943, per una nuova grazia fondazionale, nasce, all’interno dell’Opus Dei, la Società Sacerdotale della Santa Croce, nella quale potranno incardinarsi i sacerdoti provenienti dai fedeli laici dell’Opus Dei. La piena appartenenza di fedeli laici e sacerdoti all’Opus Dei, così come la cooperazione organica degli uni e degli altri nei suoi apostolati, è una caratteristica del carisma fondazionale, che la Chiesa ha confermato nel 1982, stabilendo la sua definitiva configurazione giuridica come Prelatura personale. Il 25 giugno 1944 tre ingegneri, tra cui Álvaro del Portillo, futuro successore del Fondatore alla guida dell’Opus Dei, ricevono l’ordinazione sacerdotale.
La Società Sacerdotale della Santa Croce, intrinsecamente unita alla Prelatura dell’Opus Dei, svolge anche, in piena sintonia con i Pastori delle Chiese locali, attività di formazione spirituale per sacerdoti diocesani e candidati al sacerdozio. Anche i sacerdoti diocesani possono far parte della Società Sacerdotale della Santa Croce, mantenendo inalterata la propria appartenenza al clero delle rispettive diocesi.
5. Spirito Romano e universale
La sede centrale dell'Opus Dei viene stabilita a Roma per rendere ancora più visibile e tangibile l'aspirazione costante che informa ogni sua attività: «servire la Chiesa come la Chiesa vuole essere servita», in totale comunione e fedeltà alla Cattedra di Pietro e alla gerarchia ecclesiastica. A più riprese Pio XII e Giovanni XXIII gli manifestano stima e paterno affetto; Paolo VI gli scriverà nel 1970 definendo l'Opus Dei come «viva espressione della perenne giovinezza della Chiesa».
Anche questo periodo della vita del Fondatore è contraddistinto da grandi prove: alla salute minata da sofferenze fisiche (soffrì di una grave forma di diabete per oltre dieci anni, fino al 1954, quando ne guarì miracolosamente), si aggiungono gravi ristrettezze economiche e le fatiche connesse all'espansione apostolica nel mondo intero. Tuttavia, il suo volto irradia costantemente gioia, poiché «la vera virtù non è triste e antipatica, ma amabilmente allegra». Il suo costante buonumore è un'eloquente testimonianza di amore incondizionato alla divina volontà.
«Il mondo è piccolo quando l'Amore è grande»: il desiderio di inondare la terra con la luce di Cristo lo porta ad accogliere gli appelli di numerosi Vescovi che, da ogni angolo del globo, chiedono l'aiuto apostolico dell'Opus Dei per l'evangelizzazione. Nascono così iniziative multiformi: scuole professionali, centri di qualificazione agraria per contadini, università, collegi, ospedali e ambulatori medici. Queste attività — un «mare senza rive», come amava ripetere —, promosse da comuni cittadini cristiani desiderosi di rispondere con professionalità alle necessità concrete del territorio, sono aperte a persone di ogni razza, credo e condizione sociale, coniugando una limpida identità cristiana con il più profondo rispetto per la libertà delle coscienze.
Non appena Papa Giovanni XXIII annuncia la convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, San Josemaría prega e invita a pregare «per il felice esito di quella grande iniziativa», come scrive in una lettera del 1962. Durante le assise conciliari, il Magistero solenne confermerà aspetti centrali dello spirito dell'Opus Dei: la chiamata universale alla santità, il lavoro professionale come mezzo di santificazione e apostolato, la legittima libertà del cristiano nelle questioni temporali e la Santa Messa quale «centro e radice» della vita interiore. Numerosi Padri conciliari e periti vedono in lui un autentico precursore di molte linee maestre del Vaticano II. Pienamente identificato con la dottrina conciliare, ne promuove con zelo l'attuazione mediante le attività formative dell'Opera in tutto il mondo.
6. Santità in mezzo al mondo
Era intimamente convinto che per raggiungere la santità nel lavoro quotidiano sia indispensabile sforzarsi di essere anime di orazione e di profonda vita contemplativa. Quando si vive con questa disposizione soprannaturale, «tutto è preghiera, tutto può e deve portarci a Dio, alimentando quel dialogo continuo con Lui da mattina a sera. Ogni lavoro onesto può essere preghiera, e ogni lavoro che è preghiera è apostolato».
Il segreto della fecondità prodigiosa del suo ministero risiede proprio nell'ardente vita interiore che rese San Josemaría un contemplativo in mezzo al mondo: una vita interiore alimentata dall'orazione e dai sacramenti, che si manifestava nell'amore appassionato all'Eucaristia, nella profondità con cui viveva la Messa come centro e radice della propria giornata, nella tenera devozione alla Vergine Maria, a San Giuseppe e ai Santi Angeli Custodi, e nell'incrollabile fedeltà alla Chiesa e al Romano Pontefice.
7. L'incontro definitivo con la Santissima Trinità
Il 26 giugno 1975, a mezzogiorno, San Josemaría muore improvvisamente nella sua stanza di lavoro a Roma a causa di un arresto cardiaco, accasciandosi ai piedi di un quadro della Madonna di Guadalupe verso cui rivolge il suo ultimo sguardo terreno. In quel momento l'Opus Dei è presente nei cinque continenti, con oltre 60.000 membri appartenenti a 80 nazionalità. I suoi scritti spirituali (Cammino, Santo Rosario, Colloqui con Monsignor Escrivá, È Gesù che passa, Amici di Dio, La Chiesa nostra Madre, Via Crucis, Solco, Forgia) si sono diffusi in milioni di copie in tutto il mondo.
Dopo la sua morte, una moltitudine immensa di fedeli e centinaia di Vescovi chiedono alla Santa Sede l'apertura della causa di canonizzazione. Il 17 maggio 1992, in Piazza San Pietro a Roma, Papa San Giovanni Paolo II eleva Josemaría Escrivá alla gloria degli altari in una solenne cerimonia di beatificazione. Il 21 settembre 2001 la Congregazione per le Cause dei Santi riconosce all'unanimità la miracolosità di una guarigione prodigiosa attribuita alla sua intercessione. Il 6 ottobre 2002, davanti a centinaia di migliaia di pellegrini giunti da tutto il mondo, Giovanni Paolo II proclama solennemente Santo Josemaría Escrivá, definendolo «il santo dell'ordinario».
Per maggiori informazioni: San Josemaría ; libri sull'Opus Dei