A. La ricerca del senso
1. Perché l'essere umano è alla continua ricerca del senso dell'esistenza?
Perché all'uomo non basta semplicemente esistere o sopravvivere biologicamente: ha bisogno irrinunciabile di sapere per quale fine vive. Nessun animale si interroga sulla propria origine, sul significato del proprio dolore o sul proprio destino eterno; la persona umana invece se lo domanda sempre. L'uomo è stato creato per essere felice, e questa aspirazione indomabile alla pienezza della felicità è incisa a fuoco nel suo stesso cuore.
2. Perché nessun successo o traguardo terreno riesce a colmare pienamente il cuore?
È un'esperienza psicologica è spirituale universale: si desidera intensamente una promozione professionale, un bene materiale, un viaggio esotico o una casa confortevole; li si ottiene; e poco dopo il cuore torna a sperimentare un'inquietudine e a desiderare di più. Non è che i beni terreni siano falsi: è che essi sono ontologicamente limitati, mentre la nostra capacità di desiderare e di amare è infinità. Questa perenne insoddisfazione non è un difetto di fabbricazione dell'uomo, bensì una preziosissima traccia: il segno che portiamo nell'intimo una sete di infinito che nessuna realtà creata di questo mondo potrà mai saziare.
3. Successo esteriore, felicità e senso della vita non sono la stessa cosa?
- Il successo consiste nel conseguire obiettivi temporali; può coesistere con un vuoto interiore straziante, come attestano tante vite apparentemente invidiate e in realtà profondamente infelici;
- La felicità passeggera è uno stato emotivo che fluttua al mutare delle circostanze esteriori favorevoli o avverse;
- Il senso è una dimensione immensamente più profonda: significa sapere per quale ragione e per Chi si vive, cosicché persino il fallimento umano e il dolore trovino una loro collocazione feconda.
B. L'anelito verso Dio
4. Può sussistere un senso pieno della vita prescindendo da Dio?
Esistono risposte parziali molto nobili e reali — l'affetto familiare, la dedizione al lavoro, la cura dei figli —, ma nessuna di esse risponde esaustivamente agli interrogativi supremi della condizione umana: perché esisto, che cosa ne sarà di me dopo la morte, quale significato ha la sofferenza degli innocenti. Questo anelito indistruttibile alla pienezza punta inevitabilmente al di là di ogni orizzonte creato, dritto verso Dio.
5. Il desiderio di Dio non potrebbe essere una pia illusione psicologica inventata per consolarci?
Si può ribaltare l'argomentazione con rigore razionale: la sensazione della sete non dimostra affatto che l'acqua sia un'illusione; al contrario, l'organismo prova sete proprio perché l'acqua esiste realmente nella natura. Ogni desiderio innato e profondo dell'essere umano corrisponde a un oggetto reale: la fame al cibo, la vista alla luce, la solitudine alla comunione d'amore. Sarebbe un'incongruenza mostruosa se proprio l'anelito più radicale e universale dell'uomo — quello alla pienezza d'amore immortale — fosse l'unico a non avere alcun corrispettivo reale. «Il desiderio di Dio è scolpito nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio».
6. Dove ha trovato la sua risposta definitiva questo anelito?
Nel fatto storico che Dio stesso è uscito dal silenzio ed è venuto incontro all'uomo (Rivelazione). Egli non si è limitato a crearci: ci ha pensati, amati e chiamati a essere suoi figli prima ancora dell'inizio del mondo. Sant'Agostino, che aveva sperimentato quasi ogni piacere e dottrina terrena prima di convertirsi, lo espresse per tutti i secoli: «Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te».
C. Una vita colma di significato
7. Che cosa dona un senso concreto alla mia giornata quotidiana?
Scoprire che Dio mi chiama personalmente per nome a compiere una missione (vocazione) e che sono capace di amare. Il senso dell'esistenza non si trova restando inerti sul divano: si sperimenta concretamente amando Dio e il prossimo, e mettendo il proprio lavoro, la propria famiglia e le ore ordinarie a servizio generoso di questo amore divino.
8. E se a volte avverto nell'anima un vuoto che nulla sembra colmare?
Quel vuoto interiore può essere in realtà una splendida notizia spirituale: è il segnale inequivocabile che sei stato fatto per qualcosa di infinitamente più grande. Riconoscerlo con sincerità, anziché tentare di soffocarlo con il frastuono dei divertimenti effimeri, può costituire il benedetto inizio della ricerca amorosa di Dio.
9. Come parlare del senso della vita a chi vive nella totale indifferenza?
Molto più attraverso la testimonianza della propria vita che con prolisse lezioni teoriche. Una persona che vive nella pace, nell'allegria contagiosa e nella generosa donazione di sé suscita inevitabilmente negli altri la domanda sul segreto della sua serenità, con un'efficacia ben superiore a mille dibattiti. In una cultura contemporanea che rifugge la questione di Dio, la migliore apologia cristiana è la vista di una felicità profonda e luminosa che risplende nei fatti (testimonianza cristiana).