Le Fonti Francescane narrano che
Basilica superiore di San Francesco, Assisi
durante una permanenza a Roma, il Santo teneva con sé un tenero agnellino, spinto dalla sua profonda devozione verso Cristo, amabilissimo Agnello immolato. Al momento di ripartire lo affidò a una nobildonna romana, madonna Jacopa dei Settesoli, affinché lo custodisse nella sua dimora. L'agnellino, quasi fosse stato ammaestrato dal Santo nelle vie dello spirito, non si separava mai dalla compagnia della gentildonna. Quando ella si recava in chiesa per la preghiera, l'agnello la accompagnava fedele e con lei faceva ritorno a casa. Al mattino, se la nobildonna indugiava ad alzarsi, l'agnello le si accostava saltellando e la colpiva delicatamente con le sue piccole corna, svegliandola con i suoi teneri belati ed esortandola con gesti vivaci ad affrettarsi per andare in chiesa. Per questo motivo la signora ammirava e amava immensamente quell'agnellino, vero discepolo di Francesco e divenuto maestro di devozione. […] Un giorno, trovandosi san Francesco in cammino verso Siena, s'imbatté in un numeroso gregge di pecore che pascolava pacificamente.
Secondo la sua consuetudine le salutò con affetto fraterno: e quelle, interrompendo all'istante il pascolo, accorsero velocemente verso di lui, sollevando il muso e fissandolo con amore. Gli fecero una tale festa festosa che i frati compagni e i pastori rimasero sbalorditi, mentre gli agnelli e persino i montoni gli saltellavano intorno in modo mirabile. […] In un'altra circostanza, mentre si trovava presso Santa Maria della Porziuncola ad Assisi, fu condotta in dono a quest'uomo di Dio una pecora. Egli la accolse con gratitudine perché amava la purezza, l'innocenza e la semplicità naturale che questo animale manifesta. L'uomo di Dio esortava la pecorella a lodare continuamente il Creatore e a non recare alcun disturbo ai frati in orazione. La pecora, quasi percepisse la santità dell'uomo di Dio, metteva in pratica con mirabile puntualità i suoi santi insegnamenti.
Quando udiva i frati cantare l'ufficio divino nel coro, entrava anch'essa in chiesa e, senza bisogno di guida, piegava le ginocchia emettendo dolcissimi belati davanti all'altare della Beata Vergine, Madre del divino Agnello, come se fosse impaziente di salutarla. Durante la solenne celebrazione della Santa Messa, nel momento sacro dell'elevazione dell'Ostia e del Calice, qual creatura sommamente devota, si curvava fino a terra con le ginocchia piegate, quasi volesse rimproverare gli uomini tiepidi per la loro irreverenza ed esortare i fedeli alla massima venerazione verso il Santissimo Sacramento».
Testo e fotografie: esposizione internazionale «I Miracoli Eucaristici nel mondo», del beato Carlo Acutis. Scheda originale su miracolieucaristici.org.