A. Che cos'è la Provvidenza
1. Che cos'è la Provvidenza di Dio?
È la cura paterna, sapiente e amorosa con cui Dio conserva nel tempo e conduce l'universo e ciascuna creatura verso il loro fine supremo. Egli non ha creato il cosmo per poi disinteressarsene: lo sostiene nell'essere a ogni istante e lo guida con infinità sollecitudine, anche nelle minime vicende ordinarie. Gesù lo espresse con immagini familiari toccanti: neppure un passero cade a terra senza che il Padre vostro lo sappia, e perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati (Creazione).
2. È una sorta di «Dio tappabuchi» a cui rivolgersi soltanto nei guai?
No, e questa è una diffusa e triste caricatura religiosa: dimenticarsi di Dio finché gli affari prosperano e la salute abbonda, per poi incolparlo amaramente non appena sorge una contrarietà. Il Dio della Bibbia non è una squadra di vigili del fuoco da allertare solo nell'emergenza, bensì un Padre che cammina costantemente al nostro fianco.
3. Dio interviene realmente nella storia degli uomini?
Sì, ma rifuggendo dai due estremi distorti che talora la fantasia immagina:
- non è l'orologiaio del deismo filosofico che carica la molla del mondo e poi si ritira nell'indifferenza siderale;
- né il tecnico incerto che deve continuamente correggere il meccanismo cosmico perché costruito male.
B. Provvidenza, libertà e male
4. Se Dio governa ogni cosa, l'uomo è veramente libero?
Certamente sì. L'azione sovrana di Dio opera su un piano trascendente infinitamente distinto dal nostro: Egli sostiene la nostra libertà creata dall'interno anziché annullarla o soffocarla. Le nostre azioni umane sono realmente e pienamente nostre. Ancor più: Dio ha voluto liberamente contare su di noi, associandoci come collaboratori al dispiegarsi del suo disegno cosmico; per questa ragione le nostre libere scelte possiedono un peso eterno e reale.
5. Se Dio è infinitamente buono e onnipotente, perché permette l'esistenza del male?
È l'interrogativo più profondo dell'animo umano, e non ammette risposte superficiali o sbrigative: l'intero Vangelo di Cristo ne è la risposta vivente. Dio non causa in alcun modo il male, ma permette il male fisico e morale perché ha voluto creare creature libere, capaci di amare ma anche capaci di fallire e peccare. Ed Egli tollera il male unicamente perché possiede la potenza sovrana di trarre da esso un bene infinitamente più grande: non permetterebbe mai un male dal quale non sapesse ricavare una gloria e un bene maggiori.
6. Dove rifulge con massima chiarezza che Dio trae il bene dal male?
Sulla Croce del Calvario. La più infame e atroce ingiustizia di tutta la storia umana — la condanna a morte del Figlio innocente di Dio — è stata trasformata dall'amore divino nella sorgente universale della nostra salvezza eterna (Redenzione). Lì comprendiamo per sempre che l'amore di Dio è più forte della morte e che nella sofferenza non siamo mai soli né abbandonati.
C. Vivere nell'abbandono fiducioso
7. Come si vive concretamente la fede nella Provvidenza divina?
Con un fiducioso abbandono filiale in qualsiasi circostanza: ringraziando con letizia per ogni bene ricevuto e accogliendo con pace interiore ciò che appare umanamente avverso, nella certezza incrollabile che «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio». È una delle forme più eccelse di liberazione interiore: sapersi costantemente nelle mani di un Padre tenerissimo, e non in balia di un cieco destino o della fortuna casuale (speranza, destino).
8. Abbandonarsi a Dio significa forse incrociare le braccia e non far nulla?
Niente affatto. Lo studente che confida nella Provvidenza si mette a studiare con serietà; il padre di famiglia cerca attivamente lavoro; il malato si rivolge al medico e assume le cure. Il vero abbandono cristiano comporta impiegare con prudenza e generosità tutti i mezzi umani leciti a nostra disposizione; fatto tutto ciò, si rimette serenamente nelle mani di Dio il risultato, liberi dall'ansia paralizzante. La massima classica di Sant'Ignazio lo esprime magnificamente: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo che in realtà tutto dipende da Dio» (responsabilità).
9. E quando non riesco a comprendere il senso di ciò che mi accade?
Non sempre ci è dato di scorgere immediatamente il senso ultimo degli eventi dolorosi, e non è necessario vederlo quaggiù. Giobbe, dopo aver perso in un istante figli, beni e salute, esclamò nella sua fede: «Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?». La fede cristiana non offre risposte teoriche a buon mercato per ogni enigma della vita, ma dona qualcosa di immensamente superiore: Qualcuno di infinito a cui aggrapparsi con totale fiducia (dolore, preghiera).