A. Che cosa si celebra
1. Che cos'è il Natale?
È la solenne festività liturgica che commemora la nascita terrena di Gesù Cristo: l'eterno Figlio di Dio «per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo» (Incarnazione). Non facciamo memoria di una ricorrenza anagrafica qualsiasi: celebriamo il fatto storico e trascendente che l'Emanuele, il Dio-con-noi, è entrato per sempre nella nostra storia.
2. Come avvenne storicamente la nascita di Gesù?
Gli evangelisti Matteo e Luca narrano che Maria e Giuseppe, che risiedevano a Nazaret, dovettero mettersi in viaggio verso Betlemme a motivo di un censimento fiscale ordinato dall'imperatore Cesare Augusto. Mentre si trovavano là giunse il tempo del parto, e la Madre «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio». Il Re e Creatore dell'universo scelse di nascere in una stalla destinata agli animali, e i suoi primi visitatori furono umili pastori della notte. Dio ha voluto nascere piccolo, disarmato e povero affinché nessun essere umano abbia mai timore di accostarsi al suo amore.
3. Gesù nacque veramente un 25 dicembre?
Non lo sappiamo con certezza cronologica: i santi Vangeli non registrano il giorno né il mese esatto. Le prime comunità cristiane conoscevano con precisione il giorno pasquale della morte e risurrezione del Signore, ma non quello della sua natività. Verso il III secolo si iniziò a celebrare liturgicamente il Natale il 25 dicembre, e nel 354 la data fu fissata ufficialmente a Roma. La Chiesa cristianizzò una festa civile romana di quei giorni — la festa del «Sole invitto» (Sol invictus), collocata subito dopo il solstizio d'inverno, quando la luce del giorno comincia a prevalere sulle tenebre della notte — per proclamare al mondo l'avvento del vero Sole che sorge dall'alto: Cristo, Luce perenne delle genti.
4. Allora il Natale è semplicemente una festa pagana "riciclata"?
Ciò che fu mutuato dall'antico calendario fu unicamente la data astronomica; il contenuto salvifico è spirituale e interamente cristiano. Il fatto che i cristiani abbiano scelto un giorno già festivo nella società civile, in un'epoca in cui uscivano dalle catacombe, non toglie alcuna verità alla realtà celebrata: nessuno sosterrebbe che una festa di compleanno spostata al sabato per ragioni pratiche cessi di essere un vero compleanno. Inoltre, quelle arcaiche feste solari contenevano un'intuizione poetica è vera — la vittoria trionfale della luce sul buio — che ha trovato unicamente in Cristo Signore il suo reale compimento storico.
B. Le tradizioni e la loro nobile origine
5. Da dove trae origine la tradizione del presepe?
Trae origine dal genio spirituale di san Francesco d'Assisi. Nella notte di Natale del 1223, nell'eremo di Greccio (in Italia), il Santo volle far rivivere la Messa all'interno di una grotta naturale dove aveva allestito una vera mangiatoia con fieno, un bue e un asinello vivi. L'iniziativa commosse talmente i fedeli che i frati francescani diffusero la consuetudine in tutta Europa. Il presepe è a tutti gli effetti «come un Vangelo vivo»: allestirlo nelle nostre case insieme ai bambini costituisce una catechesi silenziosa ed efficacissima che tocca direttamente il cuore.
6. E la tradizione dell'albero di Natale?
È un'antica tradizione dell'Europa del Nord cristianizzata dalla Chiesa: le popolazioni germaniche ornavano alberi sempreverdi durante il solstizio invernale come augurio di vita, e i missionari diedero loro un significato pienamente cristiano. Si narra che san Bonifacio spiegasse il mistero della Trinità servendosi della forma triangolare dell'abete. Le luci che lo adornano richiamano Cristo, Luce del mondo; e i frutti o i doni simboleggiano le grazie di Dio. L'albero e il presepe non sono affatto in competizione: convivono armoniosamente nella maggior parte delle case cristiane.
7. I Re Magi sono realmente esistiti?
L'evangelista san Matteo narra con sobrietà storica l'arrivo a Gerusalemme di alcuni «sapienti d'Oriente» — probabilmente astronomi e sapienti persiani o babilonesi — che avevano scrutato il sorgere di una stella straordinaria, seguendola fino a Betlemme per prostrarsi in adorazione davanti al divino Bambino e offrirgli doni regali e profetici: oro, incenso e mirra. Il fatto che fossero tre re e i loro nomi tradizionali di Gaspare, Baldassarre e Melchiorre furono precisati dalla pia tradizione dei primi secoli. Il loro immenso valore teologico è racchiuso nella solennità dell'Epifania (il 6 gennaio): la divina manifestazione del Salvatore non più solo a Israele, ma a tutti i popoli e le genti della terra.
8. Chi è in realtà la figura di Babbo Natale?
Alla radice storica di questa figura vi è san Nicola, un santo e generoso vescovo di Mira (nell'odierna Turchia) del IV secolo, famoso in tutta la cristianità per la sua straordinaria carità verso i poveri e i fanciulli bisognosi. La sua memoria e il suo patronato sui doni viaggiarono nei secoli fino in Olanda (con il nome di Sinterklaas) e da lì giunsero negli Stati Uniti, dove nell'Ottocento illustrazioni e poesie natalizie lo trasformarono progressivamente nell'odierno personaggio folcloristico dalla barba bianca e dall'abito rosso. Sotto la veste del consumismo moderno vi è dunque un autentico santo vescovo della Chiesa: è bello e doveroso raccontarne l'autentica storia di carità ai bambini.
C. Vivere santamente il Natale
9. Come prepararsi spiritualmente? Il tempo di Avvento
Attraverso le quattro settimane liturgiche dell'Avvento, tempo sacro che la Chiesa dedica all'attesa vigilante del Salvatore. Aiutano molto alcune consuetudini domestiche piene di significato: la corona d'Avvento con le sue quattro candele accese domenica dopo domenica, la preparazione del presepe in famiglia, un tempo più generoso dedicato alla preghiera personale e una buona e sincera Confessione sacramentale. Si tratta di fare in modo che il 25 dicembre non ci trovi con la casa splendidamente addobbata ma con l'anima impreparata e distratta.
10. Come vivere il Natale senza lasciarsi travolgere dalla frenesia degli acquisti commerciali?
Non è necessario rinunciare alle cene familiari né allo scambio affettuoso dei regali, che manifestano gioia, vicinanza e affetto; ciò che conta è non fermarsi a essi svuotando il senso della festa. Alcune indicazioni pratiche:
- partecipare devotamente alla Santa Messa della notte (la Messa di mezzanotte) o del giorno di Natale, che costituisce il cuore pulsante e la ragione della festa;
- sostare qualche minuto in silenzio orante davanti al presepe, pregando con i bambini;
- porgere auguri natalizi autentici: pensando a chi vive solo, visitando un ammalato, invitando chi non ha famiglia, riconciliandosi con chi ci ha ferito;
- moderare le spese con sobria eleganza: festeggiare il Dio che ha scelto di nascere povero in una stalla sperperando fortune nel lusso sfrenato è un paradosso stridente (austerità).
11. Che cosa insegna il Bambino di Betlemme per il resto dell'anno?
Insegna che Dio si fa piccolo, vicino e accessibile, e che la vita ordinaria — una famiglia unità, il lavoro quotidiano, la semplicità di una casa — è il luogo scelto dal Signore per salvare il mondo. San Josemaría Escrivá consigliava con calore: «Accostati a Betlemme, avvicinati al Bambino... digli parole ardenti d'amore». Le nostre case dovrebbero assomigliare alla santa dimora di Nazaret: «focolari luminosi e allegri», dove regna un affetto profondo e paziente al di sopra delle inevitabili fatiche quotidiane (famiglia).