A. Che cos'è un martire
1. Che cos'è un martire?
È un cristiano che dona liberamente la propria vita terrena per rimanere incrollabilmente fedele a Gesù Cristo: preferisce subire la morte violenta piuttosto che rinnegare la fede o commettere un peccato mortale. Il termine greco martys significa originariamente «testimone». Il martirio di sangue costituisce la testimonianza suprema: nessuno sacrifica volontariamente la propria vita per ciò in cui non crede con totale certezza (testimonianza cristiana).
2. Chi fu il primo martire della storia cristiana?
Fu Santo Stefano protomartire, uno dei primi sette diaconi della Chiesa apostolica di Gerusalemme, lapidato a morte per aver proclamato con ardore la risurrezione di Cristo, come narrano gli Atti degli Apostoli. Morì esattamente come il suo divino Maestro: perdonando di cuore i propri carnefici e affidando la sua anima a Dio. Non è una coincidenza che la sua festa liturgica si celebri il 26 dicembre, all'indomani del Santo Natale: nato il Salvatore, lo sguardo della Chiesa contempla subito il primo discepolo che per Lui ha versato il proprio sangue.
3. In che cosa si distingue radicalmente un martire cristiano da un fanatico violento?
In due abissi morali evidenti a chiunque:
- il martire cristiano muore, non uccide mai nessuno: subisce ingiustamente la violenza senza mai esercitarla contro altri. Muore perdonando con amore e pregando per i suoi persecutori, a imitazione di Cristo e di Stefano;
- non cerca fanaticamente la morte né se ne esalta morbosamente: affronta la prova estrema con una serenità, dolcezza e dignità che lasciavano attoniti persino i carnefici pagani.
B. Martirio e amore
4. Perché si definisce il martirio l'atto supremo dell'amore cristiano?
A motivo delle solenni parole di Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Nel martirio il discepolo si conforma pienamente al Maestro divino, il quale accettò liberamente la morte di croce per la redenzione eterna di tutto il genere umano (Redenzione). Non è una cieca disgrazia subita con fatalismo: è una cosciente e santissima oblazione d'amore.
5. Da dove scaturisce la forza invincibile per affrontare una simile prova?
Non dalla semplice fermezza psicologica o dal coraggio naturale. Papa Benedetto XVI lo spiegò mirabilmente: il martirio «non è il risultato di un titanico sforzo umano, bensì la risposta generosa a una grazia e a una chiamata di Dio». È per questo che la storia annovera martiri fanciulli, anziani infermi o persone timide di temperamento: è l'onnipotenza della grazia che rifulge nella fragilità umana. E lungi dal soffocare la libertà, il martirio ne rappresenta il vertice più radioso: il martire è l'uomo più libero della terra, libero persino davanti al tiranno armato che può togliergli il corpo (grazia, libertà).
6. Tutti i battezzati sono chiamati a essere disposti al martirio?
Tutti sono chiamati a confessare con fermezza la fede in Cristo senza compromessi morali; il martirio cruento in senso stretto è un carisma straordinario che Dio dona a chi Egli sceglie. Tuttavia, chi è fedele nel poco lo sarà anche nel molto: i martiri pervennero alla suprema donazione della vita percorrendo con perseveranza la via delle piccole fedeltà silenziose di ogni giorno. Nessuno improvvisa all'improvviso un martirio glorioso (fortezza, lealtà).
7. A che cosa è servito tanto sangue versato?
È servito ed è fecondo perenne nella storia. «Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani», scriveva Tertulliano già nel II secolo: le crudeli persecuzioni dell'Impero romano, anziché estirpare la Chiesa, ne dilatarono prodigiosamente i confini. La testimonianza limpida di un martire non necessità di lunghe dispute intellettuali per convincere: innumerevoli carnefici e soldati pagani si convertirono all'istante, conquistati dalla pace soprannaturale e dal perdono dimostrato dalle loro vittime innocenti (primi cristiani).
C. I martiri oggi
8. Vi sono martiri anche nell'epoca contemporanea?
Sì, e in numero probabilmente assai superiore a quello dei primi secoli dell'era cristiana. In diversi Paesi del mondo contemporaneo moltissimi cristiani affrontano ogni giorno il pericolo reale della prigionia o della morte semplicemente per partecipare alla Santa Messa o per rifiutarsi di apostatare. È una drammatica realtà spesso taciuta dai grandi organi di informazione, che esige da tutti noi due doveri sacri: pregare incessantemente per i cristiani perseguitati e non vivere la nostra fede con pigrizia, come se essa non fosse costata nulla a nessuno (Chiesa).
9. Il martirio silenzioso senza spettacolo
San Josemaría Escrivá si domandava quale testimonianza sia più eroica agli occhi di Dio: se quella di chi offre la vita in un istante per la fede, o quella di colui che «consuma la propria esistenza lavorando con l'unico mirino di servire la Chiesa e le anime, invecchiando con il sorriso sulle labbra e passando del tutto inosservato». E concludeva: «per me, il martirio senza spettacolo è ancor più eroico». Esiste una donazione martiriale alla portata di ciascuno: la donazione quotidiana fedele, nascosta e lieta (santità).
10. Che cosa sono le «punture di spillo» di ogni giorno?
Sono le contrarietà ordinarie della vita: il doversi alzare presto al mattino, il traffico snervante, il carattere pungente di un collega, il progetto che salta. «Quanti, che si lascerebbero inchiodare sopra una croce davanti allo sguardo attonito di migliaia di spettatori, non sanno soffrire cristianamente le piccole punture di spillo di ogni giorno!», scriveva san Josemaría. Accoglierle con pace, senza lamenti, e offrirle con amore unisce il cristiano comune alla medesima gloria dei martiri: diversa la misura esteriore, identico il fuoco della divina carità (dolore, pazienza).