La guerra non rende normale il disprezzo
Il caos può spiegare un comportamento, ma non rende nobile ogni azione.
Molte memorie collocano furti e profanazioni durante saccheggi, guerre o persecuzioni.
In mezzo al disordine, alcuni trattarono il sacro e gli sconfitti come se non sussistesse più alcun limite. Le crisi collettive offrono un alibi insidioso: «lo fanno tutti», «è il nemico», «adesso tutto è lecito».
Quando si cancella il volto dell'altro, la violenza ottiene il via libera per divagare e trascina persino chi si riteneva immune.
Conservare l'umanità nello scontro esige limiti stabiliti in partenza.
Non umiliare, non devastare per odio e non festeggiare lo scempio dell'avversario restano doveri irrinunciabili quando attorno infuria la rabbia.
Idea chiave
Nessun conflitto annienta la dignità del prossimo né rende legittimo il disprezzo.
La tua sfida per questa idea
In un confronto odierno, togli un termine che riduca l'altro a un nemico o a una caricatura.
BASATO SU
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