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Spagna, miracoli eucaristici

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Alboraya-Almácera, 1348

Ci addentriamo nell'anno 1348, quando nel territorio di Alboraya e Almácera si verificò un Miracolo Eucaristico che richiama alla memoria celebri fioretti della vita di San Francesco d'Assisi, nei quali si rende palese come l'intera creazione partecipi dell'armonia divina quando l'uomo vive nella grazia di Dio. Accadde dunque che un sacerdote stava guadando a dorso di mulo il torrente Carraixet per recare il Santo Viatico a un moribondo, custodendo le sacre particole in una pisside. All'improvviso un'ondata violenta travolse montura e cavaliere.

Mosaico situato all'esterno della chiesaMosaico situato all'esterno della chiesa

La pisside scivolò via tra i flutti e le tre sacre Ostie caddero nelle acque tumultuose venendo trascinate verso la foce del mare. Con estrema fatica il sacerdote riuscì a mettersi in salvo sulla riva opposta, piangendo la perdita del Santissimo Sacramento. Mentre si disperava, alcuni pescatori accorsero sbigottiti annunciando che alla foce del fiume si scorgevano tre pesci che emergevano tenendo ciascuno in bocca un piccolo disco bianco splendente, del tutto simile a un'Ostia consacrata.

Il sacerdote corse in fretta alla chiesa parrocchiale per prendere un calice e tornò ansimando sul litorale, senza esitare un istante. Giunto alla riva, la sua gioia fu indescrivibile: i tre pesci prodigiosi si trovavano ancora lì, sollevati quasi del tutto fuori dall'acqua, mentre reggevano in alto con le loro fauci le sacre Ostie intatte e asciutte come piccoli trofei. Il sacerdote si inginocchiò sulla battigia e, accostando il calice con le lacrime agli occhi, pregò con un fervore mai provato prima.

Pochi istanti dopo, vide con stupore i pesci accostarsi uno dopo l'altro e depositare delicatamente le sacre Ostie dentro il calice; quindi guizzarono con impeto verso il largo scomparendo tra le onde. In quel momento il sacerdote si accorse di essere circondato da una folla devota di uomini e donne che avevano seguito in silenzio il meraviglioso miracolo. Ancora oggi si conservano copiosi documenti notarili che attestano il prodigio. Sul luogo sorge una cappella votiva dove, sopra il portale, sono scolpiti due pesci e due tele d'epoca illustrano la scena. La gioia fu immensa nel constatare che tre pesci prodigiosi si trovavano quasi fuori dall'acqua reggendo con riverenza le sacre Ostie intatte.

Alcalá, 1597

Nel 1597 un brigante pentito si presentò al confessionale nella chiesa del collegio dei Gesuiti ad Alcalá de Henares. Dichiarò di aver fatto parte di una banda di predoni moreschi rifugiati sui monti, dediti al saccheggio sacrilego delle chiese e al furto di ostensori e vasi sacri. L'uomo consegnò piangendo al confessore un panno contenente ventiquattro Ostie consacrate rubate in vari paesi vicini. Il sacerdote riferì prontamente l'accaduto al padre superiore.

Chiesa dei Gesuiti dove furono consegnate le OstieChiesa dei Gesuiti dove furono consegnate le Ostie

Inizialmente si valutò di consumare le Ostie durante la celebrazione della Messa; tuttavia, temendo che potessero essere avvelenate come era accaduto poco prima in drammatici episodi a Murcia e Segovia, si decise di conservarle in una teca d'argento attendendone la naturale corruzione. Undici anni dopo, nel 1608, le ventiquattro Particole furono ritrovate perfettamente candide e intatte. Il venerabile padre Luis de la Palma, provinciale della Compagnia, dispose che fossero collocate in una cantina sotterranea umida insieme ad alcune ostie non consacrate.

Pochi mesi dopo, le particole non consacrate apparivano completamente ammuffite e decomposte dall'umidità, mentre le ventiquattro sacre Ostie consacrate si conservavano fresche e intatte come appena sfornate. Dopo altri sei anni di rigorosa osservazione, il padre de la Palma decise di rendere pubblico il miracolo. Furono eseguite minuziose perizie scientifiche da parte del professor García Carrera, medico personale del re, nonché consultati i massimi teologi dell'epoca, i quali dichiararono all'unanimità soprannaturale la conservazione delle Particole.

Nel 1619 l'autorità ecclesiastica promulgò il decreto formale di approvazione del culto. Le Sante Forme furono adorate dal re Filippo III in persona, che nel 1620 guidò una solennissima processione insieme a tutta la corte. Quando Carlo III decretò l'espulsione dei Gesuiti, le Sante Particole furono trasferite nella chiesa magistrale di San Giusto. Nel 1936, allo scoppio della guerra civile, le sacre Ostie furono prudentemente occultate da alcuni sacerdoti che furono poi barbaramente trucidati dalle milizie repubblicane prima di poter rivelare il nascondiglio, mentre la chiesa fu data alle fiamme.

Fino a oggi non è stato possibile rintracciare il luogo esatto in cui furono celate le sacre Ostie, malgrado accurati scavi condotti nella cripta. «Voglia il Signore operare un nuovo prodigio per farcele ritrovare!», esclamava lo storico e biografo cittadino don Anselmo Reymundo Tornero, autore di una celebre monografia documentaria sul miracolo delle Sante Forme di Alcalá.

Alcoy, 1568

Il Miracolo Eucaristico avvenuto ad Alcoy nel 1568 si manifestò in occasione del prodigioso ritrovamento di alcune sacre Ostie profanate. L'evento è commemorato ogni anno dalla cittadinanza con una solenne festività liturgica durante l'ottava del Corpus Domini.

Immagine del miracolo eucaristico

La casa del sacrilego fu in seguito trasformata in oratorio sacro, visitato ancora oggi dai pellegrini. SPAGNA, 1568. Reliquia del Miracolo Eucaristico; facciata del monastero del Santo Sepolcro dove si conservano le memorie del prodigio; chiesa eretta sul luogo del miracolo. Il 29 gennaio 1568 un cittadino di origini francesi residente ad Alcoy, di nome Juan Prats, trovandosi in ristrettezze economiche penetrò nella chiesa parrocchiale rubando preziosi vasi sacri, tra cui una pisside argentea contenente tre Ostie consacrate.

Juan Prats ingerì precipitosamente le tre Particole e nascose la pisside e gli arredi sotto una catasta di legna nella propria stalla. Il giorno seguente il parroco don Antonio scoprì il sacrilego furto e, trafitto dal dolore, fece suonare le campane a lutto per avvertire la popolazione: l'intero borgo si riversò nella chiesa per pregare ed espiare. Le ricerche avviate dalla giustizia non approdarono ad alcun risultato. Presso l'abitazione di Juan Prats viveva una pia vedova, María Miralles, che possedeva in casa una statuetta devozionale di Gesù Bambino.

Sconvolta dal furto sacrilego, la donna supplicava incessantemente la statuetta affinché il Sacramento venisse ritrovato. Erano trascorse poche ore di preghiera ardente quando la vedova vide con sbigottimento il braccio della statuetta muoversi e la manina di Gesù indicare con il dito la casa del vicino Juan Prats. La donna corse ad avvisare il magistrato. Nello stesso istante il parroco, sospinto da un impulso interiore irresistibile, si diresse proprio verso il giardino di Prats.

Penetrato nella stalla, smosse i ciocchi di legna e scorse la cassetta argentea con le tre sacre Ostie miracolosamente intatte al suo interno. Juan Prats scoppiò in lacrime confessando la propria colpa e manifestando un indicibile stupore: non sapeva spiegarsi come le tre Ostie potessero trovarsi lì, avendole egli stesso inghiottite il giorno precedente. I documenti notarili dell'epoca e la miracolosa statuina del Bambino Gesù si conservano tuttora nel monastero del Santo Sepolcro ad Alcoy.

Caravaca de la Cruz, 1231

Tra i molteplici documenti d'archivio che attestano il celebre Prodigio, il più autorevole è la testimonianza coeva di fra Gil de Zamora, insigne storico e teologo francescano. Sappiamo con certezza storica che un sacerdote cristiano, don Ginés Pérez Chirinos di Cuenca, si era addentrato nel territorio musulmano del regno di Murcia per predicare il Vangelo. Catturato dalle guardie, fu condotto al cospetto del re moro Ceyt-Abuceyt, il quale lo interrogò a lungo sulla fede cristiana e in particolare sul significato sublime della Santa Messa.

Interno della Chiesa della Santa CroceInterno della Chiesa della Santa Croce

Il sacerdote illustrò con mirabile dottrina il mistero del Sacrificio eucaristico. Affascinato dalle sue parole, il sovrano ordinò che celebrasse subito la Messa nel palazzo reale. Poiché il sacerdote era privo delle sacre suppellettili, alcuni emissari del re si recarono a Cuenca, in territorio cristiano, per procurarsi calice, paramenti e messale. Durante la celebrazione, tuttavia, il sacerdote si arrestò turbato accorgendosi che mancava la croce da porre sulla mensa dell'altare.

Il re gli domandò quale fosse la causa della sua agitazione e il sacerdote spiegò la necessità liturgica del Crocifisso. Il re rispose indicando l'alto: «Non sarà forse quella?». In quell'istante due angeli sfolgoranti discesero dal cielo posando sull'altare una croce pettorale a due bracci. Il sacerdote rese grazie a Dio in lacrime e proseguì la Messa. Ma il miracolo non era terminato: al momento della consacrazione, il sovrano vide al posto dell'Ostia un fanciullo di radiosa bellezza che lo fissava con infinito amore.

Dinanzi a tali clamorosi prodigi, il re Ceyt-Abuceyt, la regina e l'intera corte si convertirono alla fede cattolica ricevendo il battesimo: il re assunse il nome cristiano di Vicente e la consorte quello di Elena. Da quel giorno, il 3 maggio 1231, la città fu denominata Caravaca de la Cruz. La Santa Sede ha concesso a Caravaca il Giubileo Perpetuo in perpetuum (un Anno Santo ogni sette anni), privilegio che condivide unicamente con Roma, Gerusalemme, Santiago de Compostela e Santo Toribio de Liébana.

Cimballa, 1370

Nel 1370, nella chiesa della Purificazione della Beata Vergine a Cimballa, il parroco don Tomás stava celebrando la Messa domenicale quando fu assalito da violenti dubbi circa la reale presenza di Cristo nell'Eucaristia. All'istante l'Ostia si mutò visibilmente in Carne viva grondante Sangue copioso fino a impregnare il sacro corporale. Il prodigio rinvigorì la fede del sacerdote, il quale visse il resto dei suoi giorni in penitenza claustrale. Ogni anno, il 12 settembre, si celebra a Cimballa la solenne memoria del prodigio del 1370.

Immagine del miracolo eucaristico

Il parroco viveva angustiato da continue tentazioni di incredulità: subito dopo aver pronunciato le parole consacratorie, scorse l'Ostia sanguinare in tale abbondanza che il Sangue colava sul lino dell'altare. Il sacerdote scoppiò in pianto di commozione e i fedeli, accorsi alla balaustra, videro anch'essi con i propri occhi il miracolo.

La Reliquia fu recata in trionfale processione e la notizia si diffuse in tutto il regno d'Aragona. Nei secoli innumerevoli miracoli di guarigione e liberazione furono attribuiti all'intercessione del «Santísimo Misterio Dudado», divenuto oggetto di grandissima venerazione. Il sacro corporale macchiato del Sangue divino è solennemente esposto ogni anno il 12 settembre nella chiesa parrocchiale di Cimballa.

Daroca, 1239

Il celebre Miracolo Eucaristico di Daroca si verificò alla vigilia di una decisiva battaglia della Reconquista cristiana contro i Mori. I comandanti dell'armata chiesero al cappellano di celebrare la Messa da campo, ma pochi istanti dopo la consacrazione un assalto a sorpresa delle truppe musulmane costrinse a sospendere il rito e a nascondere le sacre Ostie. La vittoria arrise alle forze cristiane.

Immagine del miracolo eucaristico

Nel 1239 le milizie delle città alleate di Daroca, Teruel e Calatayud cinsero d'assedio il castello di Chío a Luchente, presidiato dai Mori. Il cappellano don Mateo Martínez di Daroca celebrò la Santa Messa consacrando sei Particole destinate ai sei capitani: don Jiménez Pérez, don Fernando Sánchez, don Pedro, don Raimundo, don Guillermo e don Simón Carroz.

L'improvviso attacco nemico obbligò il sacerdote ad avvolgere le sei Ostie consacrate nel corporale e a occultarle sotto una pietra. Respinto l'assalto con una brillante vittoria, i capitani domandarono la Comunione per ringraziare Dio del trionfo. Padre Mateo si recò al nascondiglio e trovò le sei Particole fuse insieme e grondanti Sangue vivo, che aveva interamente intriso il lino del corporale. I capitani riconobbero nel prodigio il pegno dell'assistenza celeste.

Fissato il corporale insanguinato sulla punta di una lancia a mo' di stendardo sacro, l'esercito sferrò l'assalto finale espugnando il castello di Chío con una sfolgorante vittoria. I sei capitani, appartenenti a città diverse, entrarono in contrasto su quale diocesi dovesse custodire la preziosa Reliquia. Per tre volte la sorte designò la città di Daroca; infine si concordò di affidare la decisione alla Provvidenza ponendo il sacro corporale sul dorso di una mula bendata.

L'animale camminò libero per 12 giorni percorrendo circa 200 miglia, finché, giunto dinanzi alla chiesa di San Marco a Daroca, cadde esausto al suolo. Lì fu eretta la grandiosa Basilica di Santa Maria, dove ancora oggi è piamente venerato il Corporale insanguinato racchiuso in un magnifico reliquiario gotico d'oro e d'argento.

Altare maggiore della chiesa di Daroca; Basilica di Santa Maria; interno del tempio; antiche incisioni del miracolo; cappella della Santa Hijuela a Carboneras; solenne processione annuale dei Corporales a Daroca; magnifici affreschi della cappella dei Corporales che descrivono il prodigio.

Gerona, 1297

Il Miracolo Eucaristico di Gerona si verificò nella chiesa del venerando monastero benedettino di San Daniele, dove fino al secolo scorso si conservava un prezioso reliquiario con un lino intriso di Sangue, noto popolarmente come il «Sant Dubt» (il «Santo Dubbio»). Nel 1297, durante la Messa celebrata nella cappella claustrale, le monache notarono che il celebrante appariva colto da improvviso turbamento nel momento di assumere l'Ostia consacrata.

Immagine del miracolo eucaristico

Una religiosa che si trovava nel coro sopraelevato scorse il sacerdote estrarre qualcosa dalla bocca e, dopo averlo avvolto con cura in un corporale, deporlo in un angolo dell'altare. Terminata la liturgia, la monaca si avvicinò alla mensa e aprendo il lino scorse con stupore un frammento di carne viva grondante sangue. Il sacerdote confessò poi tra le lacrime di aver dubitato della reale presenza di Cristo: non appena posata l'Ostia sulla lingua, essa era cresciuta di volume e consistenza carnosa fino a rendergli impossibile la deglutizione.

La sacra Particola mutata in Carne fu riposta in un artistico ostensorio d'argento. Sebbene molte pergamene originali siano andate disperse e la Reliquia sia stata profanata e distrutta nel 1936 durante le violenze della guerra civile, la memoria liturgica e devozionale del prodigio rimane incancellabile nella tradizione catalana.

Gorkum-El Escorial, 1572

Benché il prodigio sia avvenuto nei Paesi Bassi, la Reliquia di questo celebre Miracolo Eucaristico è venerata in Spagna, nella sagrestia monumentale del Real Monastero di San Lorenzo de El Escorial. Nel 1572 alcuni mercenari zwingliani penetrarono nella chiesa parrocchiale di Gorkum profanando un'Ostia consacrata, dalla quale sgorgò Sangue vivo dopo essere stata calpestata.

Immagine del miracolo eucaristico

Sulla superficie della Particola si formarono tre fori circolari sanguinanti, visibili tuttora nella «Sagrada Forma» di El Escorial. Nel 1572 i calvinisti («Gueux de la Mer») assoldati dal principe d'Orange invasero la cittadina olandese di Gorkum saccheggiando le chiese. Penetrati nella cattedrale, infransero il tabernacolo a colpi di mazza ed estrassero l'Ostensorio gettando l'Ostia a terra. Uno dei soldati la calpestò con gli stivali chiodati trafiggendola in tre punti: all'istante dai tre fori scaturì Sangue purpureo.

Uno dei profanatori, colto da repentino terrore e pentimento, avvertì segretamente il canonico cattolico Jean van der Delft, il quale riuscì a recuperare la santa Particola. La sacra Reliquia, dopo alterne vicende attraverso le Fiandre, fu donata nel 1594 al re Filippo II di Spagna e collocata solennemente nel monastero di San Lorenzo a El Escorial.

Sopra l'altare che custodisce la prodigiosa Ostia risplendono quattro sontuosi bassorilievi in bronzo e marmo di Filippo Filippini e la grandiosa tela di Claudio Coello raffigurante l'inaugurazione del tabernacolo voluta dal re Carlo II. Ogni anno, il 29 settembre e il 28 ottobre, la «Sagrada Forma» è portata in solenne processione a El Escorial.

Guadalupe, 1420

Nel celebre Reale Monastero di Santa Maria di Guadalupe, in Estremadura, è possibile venerare tuttora le preziose reliquie del corporale e della palla d'altare intrise di Sangue miracoloso. Furono utilizzate durante la Messa dal venerabile padre Pedro Cabañuelas, religioso di sublime perfezione evangelica che trascorreva notti intere prostrato in adorazione davanti al Santissimo Sacramento.

Francisco de Zurbarán, rappresentazione del MiracoloFrancisco de Zurbarán, rappresentazione del Miracolo

Per un certo periodo il santo monaco fu duramente tormentato da violente tentazioni interiori circa la realtà della transustanziazione; ma nel 1420 ogni dubbio fu fugato per sempre da un prodigio sfolgorante. Al momento della consacrazione, mentre il sacerdote implorava la luce divina, una densa nube discese dal soffitto posandosi sull'altare. Quando la nube si diradò, apparve una visione celeste.

L'Ostia consacrata appariva sospesa sopra il calice grondando abbondanti gocce di Sangue purpureo, che colmarono rapidamente la coppa fino a traboccare sul lino del corporale e della palla. Una voce divina risuonò nella chiesa: «Concludi la Santa Messa e non rivelare per ora ad alcuno ciò che hai veduto». Ma il miracolo fu scorto anche dai religiosi presenti nel coro e la notizia giunse al re di Castiglia Giovanni II e alla regina Maria d'Aragona, i quali vollero essere sepolti presso la tomba del venerabile Cabañuelas.

Ivorra, 1010

Nell'anno 1010, durante la celebrazione della Santa Messa, il vino versato nel calice si mutò miracolosamente in Sangue vivo che traboccò sul corporale e sul pavimento. Nell'XI secolo serpeggiavano in Europa dottrine eretiche contrarie alla reale presenza eucaristica, e il parroco di Ivorra, don Bernat Oliver, ne era rimasto turbato dubitando della transustanziazione. Fu proprio durante la consacrazione che il Signore manifestò la sua potenza.

Immagine del miracolo eucaristico

Il vino consacrato si trasformò all'istante in Sangue vermiglio che inondò la tovaglia dell'altare gocciolando fin sulle pietre del coro. Il santo vescovo di Urgell, sant'Ermengol, si recò subito a Ivorra constatando di persona il prodigio e ne informò Papa Sergio IV, il quale promulgò una solenne Bolla pontificia di approvazione.

Le sacre Reliquie e il testo papale furono collocati sull'altare maggiore della parrocchiale di San Cugat, consacrata nel 1055 dal vescovo Guillem d'Urgell. Oggi sono custodite in un magnifico reliquiario gotico del 1426. Ogni anno, la seconda domenica dopo Pasqua, si celebra a Ivorra la tradizionale festa della «Santa Duda», in memoria del dubbio vinto dal miracolo.

Moncada, 1392

Il Miracolo di Moncada si manifestò dinanzi a un sacerdote che dubitava della validità della sua Ordinazione sacerdotale. Questo timore si dissipò quando Gesù Bambino apparve visibilmente nell'Ostia consacrata. In effetti, alla fine del XIV secolo, i cardinali francesi elessero un antipapa nella speranza che trasferisse nuovamente la sede papale ad Avignone. Ciò creò una grande confusione e molti sacerdoti dubitarono della validità della loro ordinazione.

Immagine del miracolo eucaristico

Questo Miracolo è narrato negli Annali Ecclesiastici di padre Odorico Raynaldi e in numerosi documenti dell'epoca. L'elezione di Papa Urbano VI (18 aprile 1378) fu duramente osteggiata dai cardinali francesi, i quali volevano un Papa francese per poter ritornare alla sede pontificia di Avignone. Dopo molte vicissitudini, il 20 settembre 1378, elessero l'antipapa Clemente VII.

Gli scismatici tentarono di impadronirsi di Roma con la forza delle armi ma, essendo stati sconfitti, si ritirarono ad Avignone dove Clemente VII continuò a governare come se fosse il Papa legittimo. In questo periodo di dolorosa incertezza, un sacerdote di Moncada chiamato don Jaime Carrós viveva tormentato non sapendo se la sua ordinazione fosse valida, temendo di distribuire ai fedeli ostie non consacrate e di amministrare invalidamente tutti gli altri sacramenti. Il sacerdote implorava continuamente il Signore affinché gli desse un segno certo per dissipare i suoi dubbi. Il giorno di Natale dell'anno 1392 ricevette la risposta divina.

Quel giorno partecipò alla Messa una nobildonna di nome Angela Alpicat, insieme con la sua figlioletta di cinque anni, Inés (la futura beata Inés di Moncada). Conclusa la Misa, la bambina si rifiutava categoricamente di uscire dalla chiesa, dicendo alla madre di voler restare per giocare con quel meraviglioso bambino che il parroco aveva tenuto tra le mani durante la consacrazione. Al termine della liturgia, la signora Angela si avvicinò al sacerdote e gli narrò le parole della bambina. Egli prese a interrogarla con cura e la piccola rispondeva a ogni domanda con assoluta naturalezza e precisione.

Non essendo ancora del tutto convinto, la invitò a tornare alla Santa Messa del giorno seguente. Allora il sacerdote prese due ostie sull'altare, ma ne consacrò una sola. Con l'Ostia consacrata nella mano domandò alla bambina che cosa vedesse: ella rispose prontamente: «Vedo Gesù Bambino!». Poi sollevò l'ostia non consacrata e le pose la medesima domanda; Inés rispose: «Vedo un piccolo disco bianco». Dissipati completamente i suoi dubbi, il sacerdote non riusciva a parlare per la commozione e la gioia, sebbene fosse stato ordinato da un vescovo consacrato dall'antipapa Clemente VII.

Il Miracolo dimostrò chiaramente che, quand'anche un sacerdote fosse stato ordinato nella linea di un antipapa, Dio rimaneva fedele alla successione apostolica oggettiva, trasmessa per mezzo dell'imposizione delle mani.

Montserrat, 1657

Il Miracolo Eucaristico di Montserrat testimonia in modo mirabile l'incommensurabile valore redentore della Santa Messa, la quale attualizza sull'altare l'unico Sacrificio salvifico della Croce di Cristo per la liberazione delle anime del Purgatorio, come narrato dal cronista benedettino padre Francisco de Paula Crusellas nella sua Nueva historia del Santuario y Monasterio de Nuestra Señora de Montserrat.

Immagine del miracolo eucaristico

Nel 1657 il padre generale dei Benedettini di Spagna, don Bernardo de Ontiveros, e l'abate don Millán de Mirando si trovavano nell'abbazia di Montserrat per un capitolo monastico. Una donna si presentò con la figlioletta chiedendo che venissero celebrate tre Messe in suffragio dell'anima del defunto marito. L'abate Millán celebrò la prima Messa all'altare della Vergine: durante l'elevazione la bambina affermò di vedere il padre inginocchiato sui gradini dell'altare tra fiamme spaventose.

Il padre generale, per saggiare la veridicità della visione, ordinò alla fanciulla di accostare il fazzoletto al fuoco invisibile: non appena la bambina lo tese nell'aria, il fazzoletto prese fuoco istantaneamente bruciando tra le fiamme sotto gli occhi stupefatti di tutti i monaci. Alla seconda Messa la bambina vide il padre vestito a colori vivaci accanto al diacono; e alla terza Messa lo contemplò splendente di candore di neve mentre saliva verso il Cielo ringraziando la comunità monastica per la liberazione ottenuta per i meriti infiniti del Sacrificio eucaristico.

O'Cebreiro, 1300

Il Miracolo Eucaristico di O'Cebreiro si manifestò durante una Santa Messa, quando l'Ostia si trasformò in Carne e il vino in Sangue, che traboccò fuori dal calice tingendo il sacro corporale. Il Signore operò questo Prodigio per sostenere la debole fede del sacerdote che non credeva nella presenza reale di Gesù nell'Eucaristia. Le Sacre Reliquie del Miracolo si conservano fino a oggi nella chiesa in cui avvenne l'evento prodigioso. Ogni anno sono innumerevoli i pellegrini che accorrono per venerarle.

Immagine del miracolo eucaristico

Montagna dove si ritirava a pregare Juan Santín; altare dove avvenne il Miracolo; Santuario di O'Cebreiro; La Vergine del Prodigio. Era un gelido inverno dell'anno 1300 quando un sacerdote benedettino si accingeva a celebrare la Santa Messa nella cappella laterale della chiesa del convento di O'Cebreiro. Si distraeva pensando che in un giorno così rigido, con la neve che cadeva abbondante e il vento che soffiava insopportabile, nessuno avrebbe mai osato presentarsi alla Messa.

Ma si sbagliava. Un contadino di Barxamaior, chiamato Juan Santín, era salito a piedi sfidando la bufera fino al convento per partecipare alla Messa. Il sacerdote celebrante, che non credeva nella reale presenza di Cristo nel Santissimo Sacramento, disprezzò interiormente il sacrificio dell'uomo. Ma in quell'istante, la statua lignea della Vergine chinò il capo in segno di adorazione: il popolo la chiama tuttora la «Virgen del Santo Milagro». Il Signore volle aprire gli occhi all'incredulo celebrante che aveva dubitato e ricompensare la sublime devozione del fedele contadino.

Per quasi duecento anni l'Ostia mutata in Carne rimase deposta sopra la patena. La Regina Isabella la Cattolica, trovandosi in pellegrinaggio verso Santiago de Compostela nel 1486, conobbe il Miracolo e volle donare un prezioso reliquiario di cristallo per custodirvi degnamente la sacra Ostia miracolosa.

Onil, 1824

Il Miracolo Eucaristico di Onil si verificò dopo che un ostensorio con l'Ostia consacrata fu rubato dalla chiesa parrocchiale. Dopo alcuni giorni, una donna del paese vicino, chiamato Tibi, trovò l'ostensorio insieme alla Particola rubata in mezzo a un campo di ortaggi. Esattamente 119 anni dopo, il 28 novembre 1943, don Guillermo Hijarrubia, delegato dell'Arcivescovo di Valencia, confermò l'autenticità del Miracolo, attestando la miracolosa conservazione incorrotta dell'Ostia. Ancora oggi, dopo quasi due secoli, si mantiene perfettamente intatta.

Vetrate della chiesa di San Giacomo con le scene del MiracoloVetrate della chiesa di San Giacomo con le scene del Miracolo

Il 5 novembre 1824, l'ostensorio con il Santissimo Sacramento e altri oggetti sacri furono rubati dalla chiesa di Onil da un uomo di nome Nicolás Bernabeu, il quale da fanciullo era stato chierichetto in quella medesima parrocchia. La notizia del furto sacrilego si diffuse rapidamente in tutta la regione. Per questa ragione, quando Nicolás tentò di rivendere gli oggetti rubati ad Alicante, un commerciante sospettò la provenienza illecita e avvisò la polizia.

Nicolás Bernabeu fu arrestato, ma si rifiutò ostinatamente di rivelare dove avesse occultato l'ostensorio con il Santissimo. I fedeli e le autorità civili cercarono per giorni l'ostensorio in ogni dove, finché nel paese vicino di Tibi, dove il ladro si era stabilito, la signora Teresa Carbonell ritrovò, il 28 novembre 1824, l'ostensorio rubato in una zona campestre chiamata «La Pedrera». Immediatamente la pia donna portò a Onil la sacra Reliquia, che fu accolta da grandi festeggiamenti di popolo.

Il 28 novembre 1943, ossia 119 anni più tardi, don Guillermo Hijarrubia, delegato dell'Arcivescovo di Valencia, confermò l'autenticità del Miracolo corroborando la conservazione incorrotta della Particola dell'ostensorio ritrovato.

Ancora oggi è possibile ammirare nella chiesa parrocchiale di San Giacomo Apostolo a Onil l'Ostia miracolosa, che si conserva intatta da quasi due secoli. Ogni anno si celebra solennemente la Festa di Nostro Signore «Robat» per commemorare il Prodigio Eucaristico e il ritrovamento della sacra Ostia.

Ponferrada, 1533

Juan de Benavente viveva a Ponferrada con la moglie. Apparentemente era assai devoto e pio, poiché ogni pomeriggio si recava in chiesa a pregare. Un giorno, mentre si trovava in orazione, fu colto da un'incontrollabile avidità di impossessarsi della preziosa pisside d'argento custodita dentro un semplice tabernacolo di legno. Si impadronì dunque del tabernacolo e si diresse verso il fiume Sil con l'intenzione di gettare nell'acqua la cassa di legno priva di valore commerciale e trattenere per sé il prezioso contenuto. Tuttavia il tabernacolo divenne improvvisamente così pesante che non riuscì a gettarlo nel fiume.

Chiesa di Santa Maria dove avvenne il Miracolo, PonferradaChiesa di Santa Maria dove avvenne il Miracolo, Ponferrada

Rientrò a casa e, senza farne parola con la moglie, nascose la cassa; ma la consorte iniziò a insospettirsi poiché durante la notte vide fasci di luce viva fuoriuscire dalla cassa lignea. Allora Juan decise di disfarsi definitivamente del bottino sacrilego. Si recò in un terreno chiamato «El Arenal» e gettò tra i ruderi il tabernacolo insieme alle sacre Particole. La notizia del furto provocò un immenso sgomento in tutta la popolazione.

Nel frattempo Juan manifestava un crescente nervosismo perché, oltre al terrore del castigo, non sapeva come fare per rivendere la pisside d'argento senza essere scoperto. Presso il campo dell'Arenal il proprietario del terreno, Diego Núñez de Losada, aveva allestito un poligono per il tiro al bersaglio che serviva da svago nei giorni festivi per gli abitanti del luogo.

Alcuni testimoni oculari affermarono di aver notato che, per tutto il tempo in cui le sacre Particole rimasero abbandonate tra le macerie, di notte si scorgevano vividi bagliori di luce e di giorno candide colombe scendevano posandosi sul medesimo punto. Molti cacciatori tentarono di colpire le colombe, ma nessuno vi riuscì mai. Un contadino di nome Nogaledo provò ad avvicinarsi per catturarle: inoltrandosi tra i ruderi scoprì il tabernacolo e le sacre Ostie, dalle quali scaturiva una luce abbagliante.

Profondamente scosso, corse verso la chiesa per suonare le campane a distesa richiamando tutto il paese: in pochi minuti fu organizzata una solenne processione per ricondurre le Sacre Specie in parrocchia. Juan non resse ai rimorsi di coscienza e confessò pubblicamente la propria colpa. Poco dopo fu eretta una cappella sul luogo del ritrovamento delle Ostie. Nel 1570 il parroco promosse un ampliamento dell'edificio e istituì una solenne processione annuale da svolgersi ogni anno l'ottavo giorno dopo la solennità del Corpus Domini in memoria del Miracolo.

S. J. de las Abadesas, 1251

Nel 1251 fu scolpito nel venerando monastero di Sant Joan de les Abadesses uno splendido gruppo ligneo raffigurante la Deposizione di Cristo dalla Croce, scampato miracolosamente alle distruzioni della guerra civile del 1936 per la sua sublime maestà artistica e devozionale.

Monastero di San Giovanni delle AbadesseMonastero di San Giovanni delle Abadesse

All'atto della scultura l'artista aveva intagliato nella fronte del capo di Cristo una cavità circolare di sei centimetri, deponendovi per devozione un'Ostia consacrata protetta da una lamina d'argento. Con il passare dei secoli la memoria del fatto andò perduta, finché nel 1426, durante accurati restauri, fu rimossa la lamina: all'interno fu rinvenuta l'Ostia consacrata del 1251, avvolta in un lino candido e perfettamente incorrotta, venerata da allora come il «Santísimo Misterio di San Juan de las Abadesas».

Silla, 1907

Fino ai nostri giorni è possibile adorare le sacre Ostie incorrotte custodite nella chiesa parrocchiale di Silla, alle porte di Valencia. Era il 25 marzo 1907, solennità dell'Annunciazione, quando il parroco della chiesa di Nostra Signora degli Angeli a Silla, don Fernando Gómez, stava celebrando la Messa. Quando aprì il tabernacolo per estrarre la pisside d'argento con le Ostie, scorse con orrore che esse erano state trafugate sacrilegamente.

Immagine del miracolo eucaristico

Le Sacre Particole furono ritrovate due giorni dopo, nascoste sotto una pietra in un piccolo orto alla periferia della cittadina. Il Reliquiario fu debitamente sigillato con la cera e fu redatto un verbale notarile particolareggiato sull'evento prodigioso. Purtroppo, due anni più tardi, il palazzo arcivescovile fu dato alle fiamme da rivoltosi anarco-comunisti, e quei documenti andarono perduti. Nel 1982 l'allora Arcivescovo di Valencia, monsignor Miguel Roca, avviò un nuovo formale processo canonico per decretare ufficialmente il culto alle Sacre Ostie del Miracolo.

Fu organizzata allora una solenne processione per riportarle trionfalmente in parrocchia. Già nel 1934, dinanzi alla constatazione formale che le Ostie permanevano «nel medesimo stato originario in cui furono rinvenute sotto la pietra, conservando intatte e inalterate le loro condizioni fisiche», l'Arcivescovo di Valencia aveva avviato l'inchiesta canonica conclusasi con la proclamazione del Prodigio, in virtù della miracolosa e duratura conservazione delle sacre Ostie.

Valencia

Il Santo Graal di Valencia è il venerando calice che Gesù adoperò nell'Ultima Cena con gli Apostoli per consacrare e offrire il Vino Eucaristico, ossia il suo medesimo Sangue redentore. Ma la tradizione lo identifica parimenti con la coppa impiegata da Giuseppe d'Arimatea per raccogliere il Sangue di Cristo crocifisso. Esistono numerose varianti linguistiche del termine: San Grëal, Holy Grail, Sangreal in Inghilterra, Sanct Graal e Saint Graal nel francese antico e moderno, Gral e Graal in tedesco.

Il Santo Calice di ValenciaIl Santo Calice di Valencia

La «grolla» tipica della Valle d'Aosta possiede una stretta parentela lessicale con il lemma graal e richiama il latino gradalis o gratalis, che designa un vaso o coppa profonda. Numerose fonti storiche antiche ci attestano che secoli dopo la morte di Cristo il Santo Graal veniva solennemente esposto alla venerazione dei pellegrini cristiani che giungevano a Gerusalemme. Secondo la relazione di Arculfo, vescovo franco che compì il pellegrinaggio in Terra Santa verso il 720, il Calice del Signore nel quale Egli consacrò il proprio Sangue era piamente conservato nella chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Il Venerabile Beda aggiunge che la coppa era protetta da una grata metallica e poteva essere toccata e baciata attraverso un'apposita apertura. Non si conosce con precisione la data in cui il calice lasciò Gerusalemme, ma è assai probabile che sia avvenuto nel VII secolo a causa delle invasioni. Attualmente, nella cappella gotica del Santo Calice della Cattedrale di Valencia, si conserva ed è esposto alla venerazione dei fedeli il calice insigne che la veneranda tradizione identifica con il Santo Graal.

La struttura del reliquiario è composta da diverse sezioni: il piede è costituito da una coppa rovesciata di corniola, il fusto è arricchito da pietre preziose e perle, e la parte superiore è una coppa emisferica intagliata anch'essa in agata corniola. Ciascuna parte appartiene a epoche distinte; la coppa superiore è la porzione più antica e venerabile, di fattura ellenistico-orientale del I secolo a.C./d.C. Sulla base è incisa un'iscrizione cufica araba interpretata in vari modi. Secondo il professor Salvador Antuñano:

quando si conosce il mistero del Calice del Santo Graal ci si rende conto che in esso non vi è nulla di enigmatico o esoterico. La storia di questo prezioso Calice ci narra l'evento più drammatico e sublime che l'umanità abbia mai vissuto: la storia del Verbo che si è fatto Uomo e si è fatto Eucaristia.

Zaragoza, 1427

Questo Miracolo Eucaristico si verificò nella città di Saragozza nel 1427, quando era Vescovo don Alonso Argüello. Don Dorner, arcidiacono della città, ha lasciato una minuziosa descrizione degli eventi storici.

Cattedrale di SaragozzaCattedrale di Saragozza

Una donna sposata consultò in questa città un empio mago moro con lo scopo di ottenere un maleficio per placare il marito, il quale aveva un carattere violento e la maltrattava duramente. Il mago le disse che per ottenere un cambiamento nel temperamento del marito era assolutamente necessario procurarsi un'Ostia consacrata. La donna, assai superstiziosa, si recò nella chiesa di San Michele per confessarsi e comunicarsi. Con empia astuzia trattenne l'Ostia in bocca senza deglutirla, la nascose in un piccolo cofanetto e corse alla casa del mago. Nel momento in cui aprirono il cofanetto, con indicibile spavento videro che al posto dell'Ostia vi era un piccolo Bambino vivo avvolto da una luce sfolgorante. Allora il mago, intimorito, ordinò alla donna di portarsi via il cofanetto con il Bambino, di bruciarlo nel fuoco e di portargliene poi le ceneri. Senza alcuno scrupolo, la donna eseguì gli ordini del mago.

Ma con suo immenso stupore constatò che, mentre il cofanetto di legno era stato interamente consumato dalle fiamme, il Bambino era rimasto completamente illeso e incorrotto in mezzo ai carboni ardenti. Terrorizzata e fuori di sé, corse dal mago per raccontargli l'accaduto. Allora il mago prese a tremare violentemente temendo la vendetta del Cielo. Decisero dunque di recarsi insieme alla Cattedrale per confessare ogni cosa al Vescovo don Alonso, e il mago stesso domandò il Santo Battesimo. Il Vescovo consultò i teologi e i canonici della diocesi per esaminare con rigore i fatti. Infine dispose che il Bambino Miracoloso fosse condotto in una solennissima processione dalla casa della donna fino alla Cattedrale de La Seo. L'intera cittadinanza si riversò nelle strade per unirsi al corteo sacro, tra un'immensa commozione e lacrime di pietà nel contemplare quel Bambino divino.

Giunti alla Cattedrale, il Bambino Miracoloso fu deposto sull'altare della cappella di San Valerio affinché tutto il popolo di Saragozza potesse ammirarlo e venerarlo. Il giorno seguente, mentre il Vescovo celebrava la Santa Messa su quello stesso altare, si verificò un ulteriore Prodigio: pronunciate le parole della consacrazione, il Bambino ritornò dolcemente alla forma sacramentale dell'Ostia, la quale fu immediatamente consumata con reverenza dal presule. Grazie a questo insigne Miracolo Eucaristico, il popolo di Saragozza conobbe un grandioso risveglio della devozione verso il Santissimo Sacramento.

Questo documento originale si conserva fino a oggi negli archivi storici della municipalità.

Fonte

Testo e fotografie: esposizione internazionale «I Miracoli Eucaristici nel mondo», del beato Carlo Acutis. Scheda originale su miracolieucaristici.org.

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