A. La preghiera insegnata da Gesù
1. Che cos'è il Padre Nostro?
È la preghiera sublime che Gesù stesso ci ha insegnato quando i suoi discepoli gli domandarono con semplicità: «Signore, insegnaci a pregare». Per tale motivo è definita la «Preghiera del Signore» per eccellenza ed è il modello perfetto di ogni preghiera cristiana: in essa domandiamo al Padre, con le parole più limpide e nel giusto ordine interiore, tutto ciò che è sommamente retto e santo desiderare per l'anima e per la vita.
2. Perché iniziamo rivolgendoci a Dio come «Padre»?
Perché è questa la sconvolgente novità filiale che Gesù ha portato sulla terra. Un pio israelita dell'Antico Testamento osava a malapena pronunciare il nome tremendo e santo di Dio; Gesù invece ci comanda di chiamarlo familiarmente Padre (Abbà), con la confidenza pura di un bimbo piccolo tra le braccia del suo genitore. Egli è Figlio unigenito per natura divina; noi lo siamo diventati per grazia e redenzione battesimale (filiazione divina). Recitare il Padre Nostro significa entrare in questa confidenza d'amore con un'«audacia umile».
3. Perché diciamo «Padre nostro» e non «Padre mio»?
Perché la medesima filiazione divina che ci unisce a Dio ci costituisce fratelli tra noi. Quel «nostro» ci strappa radicalmente dall'egoismo individualista: non è possibile pregare con verità questa invocazione custodendo rancori nel cuore. Anche chi prega in solitudine nel segreto della propria stanza prega sempre in comunione plurale: porta con sé davanti al Padre le necessità, le lacrime e le speranze di tutta la Chiesa e dell'umanità intera (carità).
B. Le sette domande
4. L'ordine delle richieste è già una grande lezione
Dopo l'invocazione introduttiva al «Padre nostro che sei nei cieli», si snodano sette domande filiali: le prime tre contemplano direttamente la gloria di Dio (il suo Nome, il suo Regno, la sua Volontà); le quattro successive guardano alle necessità della nostra debolezza umana (il pane, il perdono, la tentazione, la liberazione dal male). Spesso noi preghiamo all'inverso: mettendo al primo posto le nostre urgenze e angustie terrene, e solo se avanza tempo pensando a Dio. Gesù rimette in ordine i moti del nostro cuore: prima la gloria di Dio, e tutto il resto trova la sua armonia perfetta.
5. Che cosa domandiamo nelle prime tre invocazioni?
- Sia santificato il tuo nome: che Dio sia conosciuto, amato, adorato e glorificato da tutti gli uomini, a cominciare dalla purezza della nostra vita quotidiana.
- Venga il tuo regno: che la grazia divina regni fin d'ora nelle nostre anime e nelle famiglie, e si compia gloriosamente alla fine dei tempi.
- Sia fatta la tua volontà: non chiediamo che Dio si pieghi ai nostri desideri, bensì che noi siamo resi capaci di amare e compiere con gioia il suo disegno santo (Provvidenza).
6. E nelle ultime quattro richieste?
- Dacci oggi il nostro pane quotidiano: il necessario per sostenere la vita corporale — né cupidigia né accumulo insensato: il pane di oggi — e, al di sopra di tutto, il pane vivo della Parola e della santa Eucaristia;
- Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo...: il perdono paterno di Dio scende solo in quel cuore che si apre a perdonare i fratelli;
- Non abbandonarci alla tentazione: la fortezza spirituale per vigilare e non soccombere alle insidie del peccato;
- Ma liberaci dal male: la difesa da ogni sventura e l'affrancamento definitivo dal maligno e dal peccato mortale.
C. Pregarlo con autenticità
7. Posso domandare «perdono» a Dio se io stesso rifiuto di perdonare il mio prossimo?
È l'unica invocazione del Padre Nostro che include una condizione esplicita: chiediamo a Dio di essere perdonati «come» noi perdoniamo. Non è che il Signore lesini la sua misericordia; è che un animo indurito dall'odio e dal rancore si rende impenetrabile alla grazia del perdono, esattamente come una zolla di terra inaridita e pietrificata è incapace di assorbire la pioggia benefica del cielo. Perdonare chi ci ha offeso spalanca le porte del nostro cuore al perdono sovrabbondante che Dio brama riversare su di noi.
8. Che cos'è il fiducioso abbandono filiale?
Recitare il Padre Nostro insegna ad affidarsi ciecamente a Dio come un bambino piccolo nelle braccia del papà: chiedergli ogni cosa con confidenza — anche «la luna», come amava ripetere san Josemaría — e riposare serenamente in Lui, liberi da ogni angoscia sul futuro. È la grazia dell'«infanzia spirituale»: sapersi figli piccoli e teneramente amati, che depongono fiduciosi nel Cuore del Padre ogni loro ansia e preoccupazione (Provvidenza).
9. Come evitare di recitarlo meccanicamente e con fretta?
Recitandolo con calma e devozione, fermandosi interiormente su ciascuna frase per farla propria. Santa Teresa d'Avila narrava di anime che avevano raggiunto le vette più eccelse dell'orazione contemplativa semplicemente meditando con lentezza e amore le singole invocazioni del Padre Nostro. Non è necessario moltiplicare le parole: talora una sola richiesta, assaporata nel segreto del cuore, possiede il valore di un'intera orazione.