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La domenica

Spiritualità
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In questo articolo

A. Il giorno del Signore

1. Che cosa prescrive il terzo comandamento della Legge di Dio?

Prescrive di «santificare le feste»: dedicare a Dio il giorno della domenica e le altre festività comandate, mediante la partecipazione al culto liturgico e il riposo rigeneratore del corpo e dello spirito. Ha origini antichissime: la Bibbia narra che Dio, terminata l'opera della creazione, «benedisse il settimo giorno e lo consacrò». L'uomo, chiamato a collaborare con Dio per mezzo del lavoro, deve anche sapersi fermare come Lui: non siamo macchine da produzione continua (comandamenti).

2. Perché i cristiani celebrano la domenica e non il sabato?

Perché Gesù Cristo è risorto da morte il primo giorno dopo il sabato. Il sabato ebraico faceva memoria del compimento della prima creazione; la domenica celebra l'aurora della nuova creazione, inaugurata per sempre con la gloriosa Risurrezione di Cristo (Redenzione). Per tale ragione fu chiamata «giorno del Signore» — in latino dies Domini, da cui deriva la parola italiana domenica — e le comunità cristiane la celebrano in questo modo fin dall'epoca degli apostoli.

3. Non è sufficiente pregare da soli nell'intimo della propria stanza?

La preghiera personale e segreta è indispensabile, ma non può mai sostituire il culto comunitario e pubblico. L'essere umano non è un puro spirito incorporeo: ha bisogno di esprimere attraverso il corpo, i gesti liturgici, i canti e l'unione fraterna ciò che vive interiormente; nessuno potrebbe affermare sinceramente di amare la propria famiglia se non festeggiasse mai alcuna ricorrenza insieme a essa. Inoltre la fede cristiana non è un fatto meramente intimo e privato: deve essere professata pubblicamente e comunitaria nella società, ed è un diritto fondamentale poterla manifestare liberamente.

B. La Misa domenicale

4. Come si santifica autenticamente la domenica?

Principalmente partecipando attivamente alla celebrazione della Santa Messa, che è la fonte sorgiva e il culmine di tutta la vita cristiana. Soddisfa il precetto sia la Messa celebrata nella domenica stessa, sia quella vespertina del sabato sera, in qualunque chiesa o cappella di rito cattolico. La domenica è, nel senso più proprio del termine, il giorno per rendere solenne ringraziamento a Dio: questo infatti significa il termine «Eucaristia» (Eucaristia).

5. Perché la Chiesa pone la Messa domenicale come un obbligo morale grave?

Non per un arido desiderio di imposizione, bensì con la sollecitudine premurosa di una madre che vuole assicurarsi che ai suoi figli non venga mai a mancare il nutrimento vitale indispensabile. Dei primi cristiani gli Atti degli Apostoli testimoniano che «erano perseveranti nella frazione del pane»; e i santi martiri di Abitene risposero intrepidi al giudice romano che li condannava: «Senza la domenica non possiamo vivere». Il precetto ecclesiale custodisce questa vitale sorgente spirituale. Rimangono naturalmente scusati dal precetto quanti hanno un impedimento grave: malattia personale, assistenza a malati gravi o neonati, o reale impossibilità materiale.

6. Quali sono le feste di precetto?

Oltre a tutte le domeniche dell'anno liturgico, vi sono solennità di particolare rilievo in cui la Chiesa universale chiama i fedeli alla celebrazione eucaristica:
  • il Santo Natale e l'Epifania del Signore;
  • l'Ascensione e la solennità del Corpus Domini;
  • Maria Santissima Madre di Dio (1° gennaio), l'Immacolata Concezione e l'Assunzione al Cielo;
  • San Giuseppe, i Santi Apostoli Pietro e Paolo e la solennità di Tutti i Santi.
In ciascun Paese la Conferenza Episcopale può disporre il calendario trasferendo o dispensando alcune di queste solennità.

C. Il riposo

7. Qual è il significato profondo del riposo domenicale?

Non è una sterile fuga dalle responsabilità, bensì una benedizione della realtà creata: è fermarsi con animo sereno «per contemplare la realtà e dire con stupore: che bella è la vita!». È il giorno benedetto per coltivare quegli ambiti preziosi che i ritmi frenetici della settimana tendono a sacrificare: la vita di famiglia, l'amicizia sincera, il raccoglimento interiore, la cultura e il contatto riconoscente con la natura. Dio si riposò il settimo giorno e gioì per la sua opera; il riposo cristiano partecipa di questa santa letizia, non della noia sterile (divertimento).

8. Che cosa è lecito e che cosa si deve evitare di domenica?

Il criterio morale è chiaro ed equilibrato: astenersi da quei lavori servili e attività pesanti che impediscono di rendere il dovuto culto a Dio, che soffocano la gioia propria del giorno del Signore o che ostacolano un autentico ristoro dell'anima e del corpo. Non si tratta di un rigorismo legalistico formale: vi sono servizi essenziali per la comunità (strutture sanitarie, trasporti pubblici, sicurezza, ristorazione) e doveri inderogabili di carità che hanno la precedenza. Tuttavia, chi ha la possibilità di organizzarsi deve farlo con cura, evitando inoltre di imporre senza autentica necessità ad altri — dipendenti o collaboratori — un lavoro che li privi del loro legittimo riposo festivo (giustizia).

9. Non è anacronistico riservare un giorno intero al Signore in una società che non si ferma mai?

Proprio perché la società contemporanea è travolta da una frenesia incessante, il riposo domenicale è oggi più necessario che mai. In una cultura segnata dalla reperibilità lavorativa perenne, dove l'ansia produttiva insegue l'uomo persino sul divano di casa, il giorno del Signore costituisce un atto supremo di libertà spirituale: proclamare che non viviamo come schiavi unicamente per produrre e consumare beni materiali. È significativo ricordare che il riposo settimanale di cui oggi gode l'umanità è un'eredità storica diretta del comandamento cristiano. Custodire e difendere la domenica — a cominciare dalla propria — è un servizio impagabile che i credenti rendono a tutta la società (lavoro, famiglia).

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