Mi ammalo perché Dio mi punisce?
Ammalarsi non è una fattura che Dio ti presenta.
Quando giunge una malattia seria, affiora spontanea la domanda: «perché proprio a me, se non ho fatto nulla di male?». E dietro si nasconde una paura: che sia una punizione, il segno che Dio ti voglia meno bene. Non è così. Il dolore è entrato nel mondo perché la creazione è ferita, non perché Dio tenga il conto dei tuoi sbagli per fartela pagare.
Se servisse una prova, basta guardare a Cristo: ha patito pur essendo innocente. Colui che non aveva peccato ha preso su di sé il dolore. Questo dimostra che ammalarsi non misura la tua colpa né l'amore di Dio. Egli non manda la sofferenza per vendetta: si fa vicino dentro di essa per accompagnarti.
Ciò non cancella l'interrogativo, ma cambia il modo di abitarlo. Invece di viverlo come una condanna, puoi affrontarlo come un luogo in cui non sei solo. Meno «Dio ce l'ha con me» e più «Dio è qui con me, anche in questa prova».
Idea chiave
La malattia non è una punizione di Dio né misura il suo affetto per te.
La tua sfida per questa idea
Se sei malato o curi chi soffre, cambia oggi il «perché a me?» chiedendoti su chi puoi contare e cerca vicinanza.
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