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Emozioni

Curare la propria interiorità non è angosciarsi

Segna come letto

Vigilare sul proprio cuore non è vivere con la lente e con paura.

Lavorare sul proprio mondo interiore non significa esaminarsi con ansia, contare ogni difetto né vivere spaventati da se stessi. Questa non è delicatezza di coscienza, è un fardello che finisce per logorare e confondere. La lotta sana è serena. Riconosci ciò che non va, lo porti a Dio con semplicità, ricominci e vai avanti. Metti in conto che a volte sbaglierai, e non ne fai una tragedia. L'umiltà ti consente di guardare le tue miserie senza disperare. Se noti che l'esame di coscienza ti lascia più agitato che in pace, qualcosa va allentato. L'obiettivo non è un cuore perfetto e controllato, ma un cuore più libero di amare. E questo si coltiva con calma, non con ossessione.

Idea chiave

Prendersi cura dell'interiorità si fa con pace, non con angoscia.

La tua sfida per questa idea

Rivedi la tua giornata per un minuto, senza drammi: riconosci uno sbaglio, chiedi perdono a Dio e volta pagina.