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Relazioni

Correggere un amico è anche volergli bene

Segna come letto

Vedi il tuo amico camminare verso una buca e taci. Lo chiami rispetto?

Il tuo amico si sta mettendo nei guai — con il bere, con quella relazione, con il modo in cui parla alla sua famiglia — e tu lo vedi. La comodità si presenta travestita da virtù: «non sta a me», «non mi voglio intromettere», «ognuno ha la sua vita». Ma tacere per non complicarti la vita non è rispetto: è lasciarlo solo proprio dove ha più bisogno di te. Il Vangelo chiede un'altra cosa e ne fissa persino il metodo: se tuo fratello inciampa, diglielo a quattr'occhi, tra te e lui solo. A quattr'occhi: non davanti al gruppo, non con mezze frasi, non commentandolo con gli altri. Una volta sola, con affetto, senza prediche; e continuando a essergli amico qualunque cosa dica. Correggere così costa più che criticare e più che tacere. Per questo è una delle prove serie dell'amicizia: a ridere alle tue battute ci arrivano tutti; a dirti la verità rischiando che tu ti arrabbi, solo quelli che ti vogliono bene davvero.

Idea chiave

Chi ti corregge a quattr'occhi e con affetto ti vuole più bene di chi ride a ogni tua battuta.

La tua sfida per questa idea

Quella cosa che pensi da tempo di dover dire a un amico: digliela questa settimana, a quattr'occhi e con affetto.

BASATO SU

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