A. L'inferno
1. Che cos'è l'inferno?
2. Quali pene vi sono nell'inferno?
- Pena del danno: la separazione eterna e irrevocabile da Dio, Sommo Bene e fine ultimo per cui l'uomo è stato creato. Costituisce il tormento più tragico e straziante dell'inferno.
- Pena del senso: terribili tormenti sensibili che comprendono l'odio disperato, la vista opprimente dei demoni e degli altri dannati e un fuoco reale e misterioso di natura spirituale.
3. Chi si trova adesso nell'inferno?
4. L'inferno è un'autocondanna?
5. Se Dio è infinitamente buono e misericordioso, com'è possibile che esista l'inferno?
- Dio ha voluto che la libertà umana fosse autentica e drammaticamente reale: non è affatto indifferente fare il bene o compiere il male. Le nostre scelte terrene plasmano e determinano il nostro destino eterno.
- La bontà e la misericordia infinite di Dio si manifestano nell'abbondanza inesauribile di grazie e aiuti che Egli offre all'uomo per salvarsi: per esempio, rimette tutti i nostri peccati ogni volta che ci accostiamo con cuore contrito al sacramento della confessione. Questi mezzi salvifici sono costati al Figlio di Dio la sua dolorosa Passione e la morte di Croce.
- Probabilmente, affermano molti teologi, le pene dell'inferno sono ancora inferiori a quanto meriterebbero la gravità oggettiva dei peccati e l'oltraggio recato alla divina Maestà.
6. L'inferno non potrebbe avere una durata limitata nel tempo?
B. Visioni dell'inferno
Santa Faustina Kowalska, nel n. 741 del suo Diario, descrive così la sua esperienza mistica:
«Oggi sono stata negli abissi dell'inferno, condotta da un angelo. È un luogo di grandi tormenti; che spaventosamente grande è la sua estensione! I tipi di tormenti che ho visto:
- il primo tormento che costituisce l'inferno è la perdita di Dio;
- il secondo, il continuo rimorso della coscienza;
- il terzo, la consapevolezza che quel destino non cambierà mai più;
- il quarto tormento è il fuoco che penetra l'anima, ma non la annienta; è un tormento terribile, è un fuoco puramente spirituale, acceso dall'ira divina;
- il quinto tormento è l'oscurità permanente, un orribile, soffocante fetore; e nonostante l'oscurità, i demoni e le anime dannate si vedono reciprocamente e scorgono tutta la malvagità altrui e propria;
- il sesto tormento è la continua compagnia di Satana;
- il settimo tormento è una disperazione tremenda, l'odio verso Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie.
Questi sono i tormenti che tutti i dannati soffrono insieme, ma non è la fine dei supplizi. Vi sono tormenti particolari per le singole anime, che sono i tormenti dei sensi: ogni anima viene tormentata in modo tremendo e indescrivibile proprio con ciò con cui ha peccato. Vi sono orribili caverne, abissi di strazio dove un tormento si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle tremende torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio. Sappia il peccatore: con il senso con cui pecca, con quello sarà tormentato per tutta l'eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessuna anima possa scusarsi dicendo che l'inferno non esiste o che nessuno vi è mai stato né sa come sia.
Io, Suor Faustina, per comando di Dio, sono stata negli abissi dell'inferno per riferirlo alle anime e testimoniare che l'inferno esiste. (...) Ciò che ho scritto è solo una debole ombra delle cose che ho visto. Ho notato una cosa: la maggior parte delle anime che si trovano lì sono proprio quelle che non credevano che l'inferno esistesse. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi dallo spavento, tanto terribilmente soffrono laggiù le anime. Per questo prego con ancora maggior fervore per la conversione dei peccatori, imploro incessantemente la misericordia di Dio per loro. O mio Gesù, preferirei agonizzare nei più grandi tormenti fino alla fine del mondo, piuttosto che offenderti con il minimo peccato».
Santa Teresa di Gesù, nel capitolo 32 del Libro della mia vita, descrive le pene infernali con queste parole:
«Sentii un fuoco nell'anima, che io non so intendere come poter esprimere di che natura sia (...): una stretta, un soffocamento, un'angoscia così profonda e con una così disperata e tormentosa tristezza, che non so come descriverla. Perché dire che è un continuo strapparsi l'anima è poco, giacché sembra che sia un altro a strapparvi la vita, mentre qui è l'anima stessa che si lacera e si fa a pezzi da sé. Il fatto è che io non so come descrivere quel fuoco interiore e quella disperazione sopra tormenti e dolori così gravissimi. Non vedevo chi me li infliggeva, ma mi sentivo bruciare e stritolare, a quanto mi pareva. E dico che quel fuoco e quella disperazione interiore sono la cosa peggiore in assoluto.
Non volle il Signore che allora vedessi dell'altro inferno. Più tardi ho avuto un'altra visione di cose spaventose: il castigo di alcuni vizi specifici. Alla vista mi parvero assai più raccapriccianti, ma poiché non ne provavo il dolore, non mi suscitarono altrettanto terrore; mentre in questa prima visione il Signore volle che provassi davvero quei tormenti e quell'afflizione nello spirito, come se il mio corpo stesso li stesse patendo. (...) Da questa esperienza nacque anche il grandissimo dolore che mi procura la vista delle tante anime che si dannano».
Suor Lucia di Fatima racconta così la tremenda visione dell'inferno mostrata dalla Madonna ai tre pastorelli il 13 luglio 1917:
«Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell'incendio, trasportati dalle fiamme che da loro stesse scaturivano insieme a nubi di fumo, cadendo da ogni lato simili al cadere delle faville nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida di dolore e gemiti di disperazione che facevano inorridire e tremare di spavento. I demoni si distinguevano per le loro forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri».